"Quando farò la Tessera del Tifoso smetterò di essere Ultras"
E' come se un'epoca volgesse al termine in maniera inesorabile, spenta dalla leggi e da un ricambio generazionale evidente.
La Tessera del Tifoso, misura emessa dal ministero degli Interni contro la violenza negli stadi, è un discutere continuo: si sprecano le opinioni, le divisioni tra i gruppi, perfino tra i singoli con episodi anche assurdi come quello verificatosi a Pisa dove tifosi della stessa squadra se le sono date di santa ragione. Desolante lo spettacolo allo stadio Giglio domenica, dove soltanto chi aveva la tessera poteva entrare nel settore ospiti. Ma d'ora in poi sarà sempre così? Non c'è modo di riportare la sana passione in uno stadio?
intervista a Marco Frione, da oltre venti anni leader della curva Ferrovia. Una curva che come tante altre vive un momento di spaccatura, tra chi coerentemente col passato non accetta un siffatto dispositivo e chi antepone l'amore per la squadra sopra ogni cosa: "Sono contrario alla Tessera del Tifoso perchè si tratta di un'imposizione assurda e calata dall'alto. E al momento non ho intenzione di farla ma credo che dalla prossima in casa tornerò in curva. Una cosa però a livello del tutto personale la voglio chiarire: il giorno che farò la Tessera, ed è probabile che in futuro succeda, per coerenza con quello che è il mio percorso, finisce per me l'era da ultras. E così, a mio parere, dovrebbe essere per chiunque: basta coreografie, basta cori per 90', basta essere punti di riferimento anche per le trasferte. Verrò allo stadio, tiferò la mia squadra in maniera spontanea. Credo sia il minimo della coerenza. Non sarò più l'Ultras". Frione rivela: "Domenica scorsa sono andato a Reggio Emilia in auto co n degli amici, ovviamente senza entrare allo stadio e senza neppure avvicinarsi. Abbiamo ascoltato la partita su una radio di Reggio, commentando le frasi del radiocronista. Sono anche questi aspetti che possono essere presi in considerazione: ma le cose le fai a tuo rischio e pericolo come quando prima della partita in un paese vicino, abbiamo trovato appeso fuori da un bar uno striscione contro lo Spezia e siamo andati a rimuoverlo. Ripeto, il rischio c'è se ti muovi così". C'è chi chiede a Frione e ai vecchi di fare la Tessera e comportarsi esattamente come prima. E' possibile? "No, assolutamente. Non sarebbe coerente dal mio punto di vista. Sarebbe come darla vinta a chi impone una misura che non accetto. Più corretto cambiare, fare il tifoso normale, senza responsabilità e ragionando a livello personale".
A distanza di un anno i testimoni di un fallimento, in questo caso sportivo ma non meno doloroso, sono sempre gli stessi; presenti all’ultimo appello, pronti a riempire pullman e auto per raggiungere Vico Equense. Circa centocinquanta, radunati all’alba di una domenica mattina ancora una volta dedicata agli aquilotti e a traguardi sempre impossibili da raggiungere; passeggeri di mezzi troppo scomodi per affrontare un viaggio lunghissimo. I volti, i protagonisti, sono sempre gli stessi, quelli di Messina dodici mesi fa o dei campetti di periferia visti nel corso di questa disgraziata stagione nei dilettanti, gli stessi che se se fosse necessario raggiungerebbero anche la Luna per trascinare lo Spezia via da questo scempio. Incastrati nei seggiolini di autobus disastrati, come nel traffico di una classica domenica balneare nella meravigliosa costiera Sorrentina, lasciati alle spalle Napoli, il Vesuvio e Castellamare ecco Vico Equense che precede Sorrento. Le carovane di turisti virano verso il refrigerio del mare e le spiagge affollate, gli aquilotti salgono verso il Monte Faito, scalano letteralmente strade strettissime, sfiorano muretti, schivano scooter e moto che s’intrufolano ovunque, fino a raggiungere Massaquano. La piccola frazione di Vico regala scorci da cinema Neorealista, in cui i visitatori calcistici richiamano l’attenzione di tutta la comunità. Questa non è la Gomorra di Roberto Saviano ma un piccolo borgo che vive il sogno di un gruppo passato dall’Eccellenza ad un tutto per tutto contro una squadra che riuscì ad alzare una coppa al San Paolo. Chiuso come un fortino all’interno del caseggiato, il piccolo stadio dei locali è paventato a festa con striscioni che incoraggiano i propri beniamini e salutano la nobile decaduta. La tribuna è gremita, il settore ospiti contiene a fatica gli aquilotti, mentre per i più indolenti balconi finestre o direttamente i tetti delle case, diventano tribune vip nelle quali ospitare parenti ed amici. Niente clima da Sudamerica, nessun ambiente ostile, solo una grande voglia di vivere l’evento fino all’ultimo minuto, lasciando ai perplessi tifosi in bianco il compito di sostenere ed incitare la propria squadra. Si perché mentre i centocinquanta si sgolano per difendere due risultati favorevoli su tre, il Vico Equense attacca; carica verso la porta di Fornari, domina fino all’assurdo fallo di Frateschi che lascia lo Spezia in dieci. Nell’intervallo il caldo e la tensione fanno la fortuna dei venditori di bibite e granite che regalano qualche secondo di sollievo a chi si trova a settecento chilometri da casa. Pochi attimi, perché al ritorno delle squadre in campo lo Spezia crolla sotto i colpi di Trapani. L’attaccante di casa ci mette trenta secondi per portare in vantaggio i suoi, materializzando a poco a poco negli occhi dei presenti errori e contraddizioni di una stagione da dimenticare. Aggrappati alla rete di metallo, sudati e stremati più di qualche giocatore, i tifosi si aspetterebbero la reazione della squadra, distante solo un gol dalla semifinale. Ma i padroni di casa non lasciano spazio, volano sul sintetico sfiorando il raddoppio più volte, fino alla punizione del solito Trapani che chiude il discorso. Da un lato esplodono fuochi d’artificio e la gioia di paese, dall’altro si abbassano gli sguardi per coprire lacrime e incredulità, si cercano colpevoli e responsabili, si trascorrono gli ultimi venti minuti in attesa di un miracolo che non può avvenire, non questa volta, non qui. La rincorsa verso un altro calcio finisce in un luogo che è invece la massima espressione della categoria; lo Spezia della solidità economica e dell’improvvisazione gestionale si ferma al Massaquano, pochi lustrini e molta concretezza. L’ultima fermata di quest’annata delirante ha sullo sfondo la bellezza della costiera e la semplicità del suo entroterra, fin troppo accogliente ma pronto a ricordati che alla fine va avanti chi ci mette qualcosa di più. Ha il volto dei bambini che in fila assistono alla triste sfilata dei torpedoni, i primi sorridono, salutano; l’ultimo si lascia scappare una risata e con le mani disegna un due ed uno zero. Tutti a casa per favore.
Dal derby col Pisa al tonfo di Rivarolo, addio 2008 non ti rimpiangerò...
Di Fabio Lugarini
Non è il regalo che i tifosi si aspettavano. Anzi, una doccia fredda che in momenti come questi diventa gelata. Nell'ultimo match di questo maledettissimo 2008 lo Spezia rallenta pesantemente la sua rincorsa al primo posto perdendo su un terreno difficile, l'avevamo detto alla vigilia, come quello di Rivarolo Canavese. Un ko complessivamente immeritato per quanto visto nell'arco dei 90' ma che fa scattare alcuni campanelli d'allarme. Rossi sceglie una formazione che a centrocampo vede Antonelli in luogo di Capuano e Nastasi inserito nel pacchetto arretrato per l'assenza di Fusco. La defezione del capitano coincide con un'altra gara da dimenticare dopo quella di Chiavari, quando lo Spezia anche allora in vantaggio subì la rimonta dell'Entella culminata col gol del definitivo 2-2 al 94'. Il forfait di Capuano e di Lazzaro dopo mezzora (per l'attaccante di Susa, che evita taccuini e microfoni a fine partita, secondo gol in tre partite) non possono che essere evidenziati: da loro era arrivata linfa nuova per una squadra che in alcune gare non riusciva a legittimare il proprio potenziale.
La loro assenza ha riportato lo Spezia ad alcuni vizi che questa squadra non può proprio permettersi: e chi era stato gigante nelle domeniche scorse, oggi è tornato normale. Perchè normale è. Lo Spezia per la prima volta in campionato esce con tre gol sul groppone: non era mai successo in questo girone di andata dove il muro granitico aveva garantito l'incolumità del piccolo Bertagna.
Va anche detto che l'avversario, anche nel momento di svantaggio, ha continuato a giocare discretamente cogliendo un palo e andando al riposo sull'1-1 grazie ad una dormitina della difesa. Poi nel secondo tempo, pur orfana di Lazzaro (infortunio muscolare serio?), la squadra aquilotta è tornata in campo con voglia di vincere ma la porta è sembrata più lontana e la sensazione è che con Lazzaro in campo forse una delle occasioni confezionate sarebbe finita in porta. Da ricordare il clamoroso colpo di testa di Nieto deviato sulla linea, poi tanto possesso e null'altro. Rossi cambia qualcosa, inserisce Biava per Di Paola per rimpolpare il centrocampo ma il cambio non dà effetti; poco dopo mette Ferdani per Antonelli ed è proprio l'esterno l'autore del fallo che porta al vantaggio dei locali. Un episodio che cambia la partita: uscita dissennata di Bertagna e palla che finisce sui piedi dell'attaccante; Ferdani lo trattiene per evitare il gol. Rigore solare ed espulsione. Preso il gol lo Spezia prova a salvare il salvabile ma in dieci uomini e con un impianto di squadra inefficace, i tentavi sono più sterili.
Il 3-1 arriva in classica situazione di contropiede con la squadra altissima a cercare fortuna. Una sconfitta che fa male soprattutto a livello psicologico e che fornisce indicazioni chiarissime: lo Spezia non può primeggiare senza i nuovi arrivi e forse la società sta pensando davvero se fare qualche ulteriore sforzo per dare alternative vere, aldilà dei due under promessi. Ora il campionato si ferma, alla ripresa mister Rossi potrà contare sull'esperienza e la carica di Ondrej Herzan: servirà la sua voglia per confezionare una rimonta difficile ma ancora possibile. Occhio al Casale che delle tre grandi è quella che avrà il girone di ritorno più agevole: tutti gli scontri diretti in casa senza l'assillo di dover vincere per forza.
Ma ora lasciamo velocemente questo anno iniziato con lo Spezia in serie B che perde il derby contro il Pisa per 4-1 in un 'Picco' attonito.
Era l'incipit della fine e noi non lo sapevamo.
Da lì solo miserie, ve lo assicuro, ma il calcio, per fortuna, riserva sempre un secondo tempo.
Mercoledì 5 Novembre ore 14:30...così inizia la giornata clou di questa prima fase del campionato,un turno infrasettimanale come da regolamento...ma con un orario da licenziamento...al limite del ridicolo...ma tra spostamenti di orari lavorativi,richiesta ferie e richesti visita ben 2600 anime bianche corrono a fare il loro dovere per eccellenza...onorare la loro fede,incitare i propri colori,spingere le Aquile in un momento così importante,un amore viscerale che contagia fin da subito il presidente Volpi...alla sua prima apparizione nello stadio amico. Tutta questa atmosfera alla fine rimarrà come l'immagine più positiva della giornata...visto che il risultato lascerà il bicchiere mezzo vuoto. La squadra ci ha provato,ha lottato...encomiabile sotto il profilo atletico ma carente di esperienza e uomini gol...un cinismo mancato contro una Biellese catenacciara che a parte il tentativo di rapina nei minuti finali sventata da San Pietro Fusco ha lasciato a tutti la sensazione di essere una capolista tutt'altro che imprendibile (come ammesso poi dal loro allenatore). A fine gara scorrono le parole...tante parole dette dai nuovi timonieri dello Spezia Calcio,decisi cambi di rotta che danno a questa piazza un futuro di speranza...di progetti ambiziosi...per un popolo diviso a metà che ha bisogno di grandi stimoli ed entusiasmo per ritrovare quell'unità che da sempre lo contraddistingue. Considerazioni finali...bello e significativo il gemellaggio con la Pro Recco...orribile la divisa rossoblu indossata dallo Spezia (MAI PIU' PLEASE...MAI PIU'!!!).
FORZA SPEZIA FOREVER...LA NOSTRA FEDE NON RETROCEDE
Domenica piovosa, fresca e grigia quella di ieri; perfetta rappresentazione del primo giorno d’autunno. Una domenica malinconica come lo spirito dei tanti che solitamente da settembre a giugno, dedicano questo giorno della settimana al culto della propria squadra di calcio, sia essa impegnata in casa oppure in trasferta. Con il secondo dei casi che il più delle volte finisce per divenire un ottimo momento di aggregazione con gli amici accomunati dalla stessa passione; rilassante e spensierato indipendentemente dalla categoria o dalla distanza da percorre. Circostanze che nella nuova dimensione dilettantistica stimolano forse ancor di più l’interesse e la partecipazione verso luoghi e campi mai visti prima. Sarebbe dovuto essere anche così anche ieri, in occasione della trasferta di Rivoli, secondo capitolo esterno dell’avventura degli aquilotti dopo un inizio incoraggiante. Forse, data la distanza maggiore, i numeri non sarebbero stati quelli registrati a Savona, ma sicuramente i vessilli bianchi avrebbero riempito il “Vavassori”, stadio del comune piemontese. Come sappiamo però così non è stato, dopo il divieto non proprio condivisibile, di vietare la trasferta ai tifosi aquilotti. Una decisione forse esagerata ma comunque inappellabile che ha cambiato i programmi domenicali dei molti che avrebbero invece voluto seguire dal vivo i ragazzi di Rossi. Niente ritrovi e partenze collettive, né tanto meno “assalti” armati di forchette e guidati dalla fame a osterie e trattorie del luogo. Tutti a casa allora; costretti magari da obblighi coniugali a estenuanti tours nei grandi magazzini; o incollati a radio e computer per seguire comunque in diretta la partita dello Spezia. Un opzione questa non certo allettante riferita a chi solitamente preferisce godersi la partita dal vivo, ma comunque indispensabile per vivere minuto per minuto i fatti salienti dell’incontro. Così molti, ancora intenti a cercare la giusta frequenza avranno perso il gol lampo di Masi, dopo solo due minuti di gioco, consolandosi però con un vantaggio istantaneo e benaugurate, che ha resistito per tutto il primo tempo. Un periodo trascorso magari a fantasticare su quale sarebbe potuto essere il clima all’interno del piccolo impianto del Rivoli, con la squadra in vantaggio e le momentanee tre vittorie consecutive da celebrare. Un Picco in miniatura dedicato all’impresa dei ragazzi in maglia bianca, a dispetto delle decisioni altrui. Sogni senz’altro piacevoli, ma destinati a interrompersi bruscamente al ventesimo della ripresa a causa del gol del definitivo pareggio del neo entrato Sorrentino, “osannato” dal pubblico di casa. Più di metà gara ancora da giocare, con la radiocronaca che lascia però intendere come il ritmo degli aquilotti stia rallentando; un calo più che comprensibile alla terza partita in soli sette giorni. Con la radio in sottofondo e la Rete consultabile per eventuali aggiornamenti anche dagli altri campi, capita allora d’imbattersi in una notizia che fa pensare, in un pomeriggio vissuto da tifoso – casalingo, e che riguarda i “colleghi” d’Oltremanica del Derby County. I supporters della squadra inglese che milita nella seconda divisione, hanno infatti respinto, d’accordo con la società i biglietti per la trasferta della prossima settimana a Londra contro il Q.p.r di Flavio Briatore. Nessun veto per motivi di ordine pubblico, ma il rifiuto di pagare qualcosa come 40 sterline, circa sessanta euro, per un incontro di serie b. Troppi, uno sproposito se rapportati ai nostri prezzi, ma indicativi di un sistema che spostato il problema della violenza ha provveduto ad innalzare il tenore economico dei suoi partecipanti. Consoliamoci, noi siamo ancora molto indietro.
Pensate solo se una mattina i tifosi di Milan o Juve, Inter e Roma o Lazio svegliandosi dovrebbero metabolizzare che la propria squadra e' sparita dal calcio.........non oso neppure pensare che accadrebbe in quelle citta'.
Bhe, certo fantascenza...fatto sta' che a Spezia e' successo davvero, qui a La Spezia puo' accadere davvero di tutto.
Che tristezza stamattina svegliarsi e capire che lo Spezia non esiste piu', non esiste piu' il calcio ne' il basket.
Il calcio, e' un gioco, poco importa..e quello che vi gira attorno che conta; la gente che ne' parla tutta la settimana al bar, dal barbiere, a tavola con gli amici.
Se mi chiedi cos'e' lo Spezia, ti posso dire tutto all'infuori di una squadra di calcio; Lo Spezia e' qui 300 che si sono fatti migliaia di chilometri anche questa'anno da Trieste a Messina per vedere una partita di pallone, Lo Spezia sono quei pensionati che vedevi parlare anaimatamente fuori dal Bar Crastan, Lo Spezia erano qui 400 che in questi 2 giorni hanno assediato il comune.
Che tristezza il modo in cui e' fallito lo Spezia, in modo lento ed agoniante, piano piano, dolorosamente e torturato, roba che non augureresti neppure al tuo peggior nemico!
Che Tristezza, il modo in cui si e' fatto fallire, trovando il modo di discolpare tutti.
Ma la cosa peggiore e piu' grottesca e' stao lo scenario dello scempio, tutto si e' svolto e' avvenuto, ed e' stato trattato come se si trattasse non di una capoluogo di Provincia, ma di un paesotto , magari nel primo dopoguerra, come nei racconti di Guareschi..........
Eh..si, Anche noi abbiamo avuto i nostri Don Camillo Pandullo, che riunita la parrocchia ha tentato di risolvere il problema e pure il Don Peppone Federici, che come da copione ha pensato prima alle direttive di partito che al bene del paese....per poi goffamente riprendersi in extremis....
Pultroppo l'epilogo non e' stato come dai romanzi del Guareschi...
Che tristezza Spezia, piu' paesotto che citta', collette, assalti in consiglio comunale, baruffe, insulti, ladruncoli da 4(pert dire ..4) soldi, polemiche di antipatia, soldi che ora ci sono ..e 5 minuti dopo non ci sono piu', promesse di posti di lavoro in cambio di 2 voti marci..che tristezza, che commedia all'italiana.
Sinceramente quando ho cominciato a scrivere l'articolo non volevo assulutamente buttarlo ne' sulla polemica,ne' sulla politica, ma come non essere preoccupati del futuro di Spezia dopo . 2 sere orsono,aver visto le facce di chi presiede al consiglio comunale e chi governa la nostra citta'..5 o 6 ragazzi dai 24 ai 27 anni e questi passino, un paio di andicappati, 4o 5 30/35enni e poi un mix tra vecchietti decrepiti e manichini ai quali un padre non affiderebbe manco per sogno ne' la mano ne' il futuro di sua figlia.
Uno del consiglio comunale mi si avvicina e mi sussurra: << ma pensate veramente che qui si parli di Spezia e dello Spezia?>> e giu un sogghigno..
e poi: << Qui le mozioni e gli ordini del giorno sono, l'Afganistan, la fame nel mondo, la Cecenia, la crisi nel Kossovo>>
Basta chiudo qui non vado oltre, fate voi le vostre considerazioni....ma vi prego ricordatevi quelle facce...soprattutto quando andrete a votare la prossima volta..perche' tutto parte da li.
PORTOVENERE-Sabato mattina, prima di andare al mare, faccio un salto alle "Tre Torri", ristorante dei miei amici Marco e Andrea; sapendo che Marco e' molto amico di Andrea Ermelli e che si sente spesso con il parmigiano, gli chiedo se ha qualche novita'....
Marco, molla il pesce che stava cucinando e chiama Ermelli; dopo poco meno di 2 minuti mi passa il telefono e mi dice:<< tieni parlaci tu direttamente>>.
Dopo 40 minuti sono ancora al telefono con Andrea, con Marco che mi inveisce perche' gli sto prosciugando tutti i crediti della ricarica...
I toni e le parole di Andrea Ermelli sono in agro/dolce , dall'amarezza di una partecipazione in una societa' che non e' stata assolutamente condotta come lui avrebbe voluto, alla preoccupazione per la situazione odierna.
Le parole di Andrea Ermelli si fanno decisamente piu' dolci...quando si parla di Spezia, e della sua la gente..
<<Quello che hanno fatto e che stanno facendo i tifosi dello Spezia e' qualcosa di incredibile, non vi meritate tutto questo..>>
<< Amo questa citta', i luoghi intorno, la gente e il modo in cui vivete il calcio da voi>>
Sono le parole di chi certe cose le vive in prima persona, di chi le sente davvero, di chi e' riuscito a comprendere e leggere mentalita' e la gente di qui.
<< Alla Spezia ho preso nuovi lavori, anche di una certa importanza, assieme a alti miei soci faro' il possibile per aiutare lo Spezia, non tanto per la societa', ma per la gente e i tifosi, a cui tengo molto, non sono assolutamente fuori dallo spezia>>
Alle domande sulle ultime trattative di Milano, Andrea risponde cosi:
<< L'Inter , credo abbia tutti gli interessi che lo Spezia non fallisca, la societa' milanese ha investito molto nello Spezia, sarebbe un controsenso, bisogna aspettare cosa uscira' fuori da quest'ultima trattativa in corso, io sono in attesa come voi..>
Se si dovrebbe concretizzare, e la trattativa si concludesse in positivo, ed il petroliere rilevasse le quote de "Lo Spezia Siamo Noi?
<<Ecco, sarebbe l'ideale...>>
Ma tu , Andrea che faresti?
<<E me lo chiedi? Certamente resterei in societa' con le mie quote, come ho gia' detto ho sempre dato la mia disponibilita per la risoluzione dei problemi, come e' avvenuto in occasione della trattativa con Rosati..>>
Rosati e' andato a Varese..
<<Ecco, anche qui, sono avvenute cose che non sono riuscito a comprendere, avevo parlato e mi ero accordato in linea di massima con Antonio Rosati, sembrava che i presupposti ci fossero tutti perche' la situazione andasse a buon fine, ed invece....e' saltato tutto...senza che si sia compreso il reale motivo, io come voi ne' sono rimasto sbigottito...>>
Solo a Spezia queste cose succedono Andrea...
<<Si qua' possono succedere cose che difficilmente accadono da altre parti, un poì perche' Lo Spezia e' considerato un poì come il primo bene di valore della citta', e tutto quello che vi gira attorno e chinque vi sia legato diventa importante; ma crete cose avvengono perche' ci sono certi personaggi, non facciamo nomi, ma si sa' benissimo chi sono, che mettono i bastoni fra le ruote, che interferiscono sull'andamento delle trattative o che creano diversivi sono per aver vantaggi personali a discapito della societa', crete persone addirittura tirierrebbero al fallimento dello Spezia, per poi trarne dei vantaggi...ti ho detto tutto..>>
Insomma Andrea e faremo la C1 tu sara ancora in societa'?
<<Io come ho gia' detto ho dato la mia disponibilita', potrei anche andare oltre a quello che ho fatto precedentemente, ma ci devono essere i presupposti , chiarezza e le possibilita di creare una societa' con programmazione, sana e pulita>>
Piazzapulita?
<<Qualche personaggio sarebbe meglio si facesse da parte...>>
Grazie Andrea per la tua disponibilita...ed il tempo che mi hai dedicato..
<<Io per voi e tutti i tifosi sono sempre disponibile...chiamatemi quando volete..>>
Di questa telefonata resta l'impressione che Andrea Ermelli voglia davvero bene allo Spezia e a i suoi tifosi, parole sincere, di una persona genuina, che parla chiaro e schiettamente, di chi non fa' proclami ne' promesse azzardate, ma di una persona che realmente vorrebbe dare una mano pari alle proprie possibilita'.
Un persona seria, di cui lo Spezia e la Spezia citta'hanno davvero bisogno.
Mellon Collie and the Infinite Sadness è il titolo di un bellissimo album degli Smashing Pumpinks, una delle band più importanti ed innovative del rock anni novanta. Credo possa riassumere lo stato d’animo dei tifosi spezzini in queste ore. Ed insieme con la malinconia e la tristezza, nelle nostre menti si affollano i ricordi, sequenze nitide di immagini e di emozioni di questi tre anni memorabili.
Max che al terzo minuto del primo tempo scatta tra due difensori genoani inebetiti d’arroganza da sottovalutazione e superbia di quelli che vincono sempre, stoppa di petto e di sinistro al volo lo mette dritto nell’angolino, sotto le gambe del portiere, si strappa la maglia di dosso e la lancia nel cielo sotto la Ferrovia, con tutto il Picco che sembra scosso da un terremoto di magnitudo sei e che debba sprofondare da un momento all’altro, diecimila urla spasmodiche e strozzate, respiri affannati, spezzati, tachicardie estreme impazzite, bulbi oculari increduli e strabuzzanti. Baci e abbracci. Lacrime. Tutto un coro, un balletto, un saltare abbracciati, con le mani strette in quelle del vicino, amico, conoscente, sconosciuto, spalla contro spalla e testa contro testa. Sino al secondo goal. Liberazione e apoteosi finale. Dopo, una notte insonne carica d’adrenalina, nemmeno si fosse scalato il Cento Croci in bici, tutto d’un fiato.
Padoin che al novantesimo arpiona tra petto e pancia il pallone pennellato da Max, quasi si scontra con Varricchio, ma rimane in equilibrio sull’unica gamba che gli è rimasta, e lo mette sotto la traversa, con un tiro dritto e sbilenco che anche se ci provi mille e mille volte nei secoli non ti tornerà più. Quella corsa di tutta la squadra sotto un settore ospiti bianconero impazzito, perché sei ai play out, perché sei nella storia, perché hai vinto con la Juve a Torino, con la Juve in casa sua, cazzo, ma quando ti ricapiterà, ma chi poteva solamente sognarlo nei suoi sogni migliori?
Willy che mi abbraccia, mi stritola, perché pesa cento chili, è alto uno e novanta, non ho mai visto, mai in vita mia, un omone così che piange come un bambino e tutto intorno gente che piange come noi e che ride, che urla e si leva la maglia, la lancia, la sventola come se fosse una bandiera e poi ci ritroviamo in mezzo al campo da calcio, siamo in cinquemila, i Padovani zitti, rosi dall’invidia, e corriamo, saltiamo, strappiamo l’erba e ce la mangiamo, e con la coda dell’occhio vedo Soda che vola in cielo ed i calciatori aquilotti che scappano verso gli spogliatoi, ma non ci riescono, sono bloccati da braccia e mani che li abbracciano e li avvolgono, ed allora piangono e ridono anche loro ed io non capisco nemmeno più dove mi trovo e forse chi sono.
I veronesi che piangono lacrime amare al novantacinquesimo ed io che ci godo, una goduria immensa, perché noi siamo salvi e loro hanno fischiato e fatto il verso della scimmia contro Do Prado per tutta la partita, tifoseria razzista, Do Prado che una settimana prima era scattato di lato, palla al piede, proprio sotto il mio settore dei distinti, ed aveva lasciato andare una lecca da trentacinque metri che il loro portiere non ha nemmeno visto, ed ora ho negli occhi ancora il Volo di Santoni con il pallone che non entra, eh no, cari veronesi, non entra proprio, è solo calcio d’angolo, ci andate voi in C1, noi rimaniamo in B, una volta tanto ci va bene, allora è vero che a volte Davide vince contro Golia.
Questi sono i miei ricordi più belli. Quelli brutti non li racconto, me li tengo dentro. Insieme alla tristezza ed alla malinconia. Ed alla rabbia profonda.
Alla passione ed all’orgoglio, che mi permettono di sperare ancora.
Una piccola riflessione, al di là del grave problema contingente della salvezza della società e della permanenza nel calcio professionistico, possibilmente in C1, che in questi giorni dovremo affrontare e cercare di risolvere con ogni mezzo: lo Spezia Calcio mi sembra proprio la migliore metafora per rappresentare la nostra città.
Una città in cui le eccellenze e le potenzialità, che pur esistono, stentano ad emergere, soffocate dalla mediocrità dominante e stantia della sua classe dirigente. Una città in cui gli unici modelli di sviluppo sono pile di container, nuovi ipermercati e rigassificatori inquinanti. Un far west generalizzato, senza una coesione reale (anche nella dialettica d’idee) delle componenti politiche, sociali e produttive verso progetti organici ed innovativi. Nuove idee di sviluppo e di crescita, che magari potrebbero passare dalla valorizzazione del nostro patrimonio ambientale, dal recupero delle aree militari, dal rilancio del turismo, dei servizi e della cultura, dell’economia sana del mare, la cantieristica, l’offerta di porticcioli e servizi, la ricerca tecnologica e la biologia marina.
Invece, viviamo in un contesto molto favorevole alla calata dei barbari o alle razzie di moderni pirati saraceni, che si nascondono dietro la maschera di imprenditori sedicenti. Vengono qui a prendere e non ci lasciano niente. O molto poco. Basta pensare a quelli che volevano comprare lo Spezia in questi mesi. Nel migliore dei casi, chiedevano in cambio la costruzione di discariche alla Foce. Non si baratta un territorio e la salute dei cittadini con una squadra di calcio. Chi viene da fuori e vuole investire è benvenuto, ma in sinergia ed in collaborazione, non da padre padrone e uomo della Provvidenza. Questa città è in grado di mantenere fermo questo assunto?
Mi piace credere che La Spezia, in tutte le sue articolazioni, voglia e possa alzare la testa e riprogettare la propria identità e realizzare il proprio benessere. Se ciò accadrà, probabilmente le nostre preoccupazioni calcistiche potranno essere le partite finali del campionato per accedere al primo turno di Champions League.
Perché il pubblico da A esiste già, bisogna solo costruire una città ed una squadra a sua immagine.
Tanti musei ed arredo urbano, ma se vuoi fare attivita' fisica non ti resta che una passeggiata ai giardini pubblici o al Molo Italia.
LA CITTADELLA DELLO SPORT ED IL FERDEGHINI? UNA CHIMERA
A parte il Montagna(Marina Militare), che resta ad uso ristretto per pochi eletti, la citta' e' completamente sprovvista anche delle piu' basilari atrezzature sportive, difficile gia' per il cittadino qualunque figuriamoci per chi deve farene dello sport una professione.
La Carenza di strutture e' alla base del fallimento dello Sport Spezzino in qualsiasi settore, dopo la pallanuoto, Spezia sta' rischiando di perdere anche il calcio ed e' notizia di poche ore che anche la Termocarsipe (Serie A femminile di Basket) vorrebbe rinunciare ad iscriversi al prossimo campionato, abdicando a favore di Livorno.
L'amministrazione locale , come nel caso dello Spezia porge aiuti relativi e solo quando forse e' troppo tardi; in realta' non e' che abbia speso mai troppo tempo e fondi verso lo Sport a Spezia, indirizzando gran parte delle risorse verso altre attivita' come l'arredo urbano, riqualificazione urbana, la cultura ed a volte in iniziative prive di alcun senso logico.
Continuando di questo passo anche agli "sportivi" non restera' che fare una passeggiata per le vie del centro od il lungomare nel weekand, un finesettimana che una volta era dedicato alle "Aquile" o al Basket....
Ma forse e' questa la loro citta' ideale per il futuro...
Vidi partire la palla ed il contrasto in area, poi un giocatore che la mise dentro. Non feci neanche in tempo a fischiare per confermare il gol che avvertii un boato indimenticabile. Era uno stadio con poca erba e quasi tutta terra, era sembrato invece pe (Bruno Di Cola, arbitro di Spezia-Pistoiese 2-2, 1 giugno 1986)