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FALLIMENTO TOTALE DELLO SPORT SPEZZINO

LA SPEZIA, LIGURIA: QUI LO SPORT NON HA CASA

Tanti musei ed arredo urbano, ma se vuoi fare attivita' fisica non ti resta che una passeggiata ai giardini pubblici o al Molo Italia.

LA CITTADELLA DELLO SPORT ED IL FERDEGHINI? UNA CHIMERA

 A parte il Montagna(Marina Militare), che resta ad uso ristretto per pochi eletti, la citta' e' completamente sprovvista anche delle piu' basilari atrezzature sportive, difficile gia' per il cittadino qualunque figuriamoci per chi deve farene dello sport una professione.

La Carenza di strutture e' alla base del fallimento dello Sport Spezzino in qualsiasi settore, dopo la pallanuoto, Spezia sta' rischiando di  perdere anche il calcio ed e' notizia di poche ore che anche la Termocarsipe (Serie A femminile di Basket) vorrebbe rinunciare ad iscriversi al prossimo campionato, abdicando a favore di Livorno.

L'amministrazione locale , come nel caso dello Spezia porge aiuti relativi e solo quando forse e' troppo tardi; in realta' non e' che abbia speso mai troppo tempo e fondi verso lo Sport a Spezia, indirizzando gran parte delle risorse verso altre attivita' come l'arredo urbano, riqualificazione urbana, la cultura ed a volte in iniziative prive di alcun senso logico.

Continuando di questo passo anche agli "sportivi" non restera' che fare una passeggiata per le vie del centro od il lungomare nel weekand, un finesettimana che una volta era dedicato alle "Aquile" o al Basket....

Ma forse e' questa la loro citta' ideale per il futuro...




Da streg, Mercoledì, 07 Mag 2008 09:41, Commenti(1)
Commenti
streg
07 Mag 2008
"Ci sono le condizioni per un tavolo di studio sullo sport. O e' il caos"

Ci scrive Ribolini, presidente Uisp Liguria

Carissimo direttore, provo a raccogliere il tuo “grido di dolore”, consapevole che non potrò certo offrirti risposte o indicare soluzioni, con l’intenzione di provare almeno ad alimentare un dibattito che, oggi più che mai, ritengo indispensabile nella nostra città.
Hai ragione quando dici che il silenzio è inaccettabile; qualsiasi cosa detta, scritta o tentata, anche la più grossa delle “castronate”, sarebbe preferibile ad un’indifferenza latente.
La prima riflessione che provo ad articolare riguarda proprio questo aspetto: spesso l’indifferenza e il silenzio nascondono malafede, colpevolezza, intenzione di non affrontare un argomento nel quale c’è solo da perderci. Qui penso che le ragioni siano profondamente diverse, penso che semplicemente che dovrebbe non sa proprio cosa dire al riguardo. E sinceramente non so cosa sia peggio fra le due.
Che lo sport stia vivendo un momento di crisi non è una scoperta dell’ultim’ora. Dalla fine delle “vacche grasse” degli anni ’90 è cominciata una parabola discendente che, oggi, sta inghiottendo anche quelle poche isole felici che erano riuscite a conquistarsi un po’ di sopravvivenza, spesso a discapito del resto del mondo sportivo, contando su risorse private, diritti tv e qualche “patron” appassionato del caso.
Prendiamo la nostra città: da quegli anni non è stato più costruito un impianto sportivo (anzi, siamo riusciti nell’impresa di eliminarne qualcuno), i contributi pubblici si sono piano piano azzerati (con la contrazione della finanza pubblica, è facile scegliere se costruire una piscina o un asilo), gli altri soggetti che dispongono di risorse “para-pubbliche” decidono di investirle diversamente (mettiamo a confronto i bilanci delle Fondazioni Carige e Carispe sull’ambito sportivo, scopriremo un rapporto di 100 a 1), i privati dispongono sempre meno di capitali da investire (però aumentano i profitti dei padroni, i dividendi dei soci, anche nelle società partecipate e, come direbbe Crozza, “si fatica a trovare la relazione…”).
Il paradosso (c’è sempre un paradosso in situazioni come queste! è che il “mondo sportivo” che per primo è stato costretto a “sopravvivere”, ovvero quello di base, oggi costituisce la vera forza di questo Paese e della nostra città. In Italia più del 50% del volontariato opera in ambito sportivo, un esercito immenso di tecnici, dirigenti, accompagnatori che quotidianamente “sul campo” garantisce a bambini e anziani, disabili e carcerati, immigrati e indigenti, un vero e proprio diritto di cittadinanza, alla pari con quelli più comunemente riconosciuti come tali. E da lì, da quel lavoro quotidiano, gratuito (e sostenuto solo dalle famiglie, quando possono) nascono poi i successi, le medaglie, gli sponsor, i diritti tv di uno sport ben diverso, con valori completamente rovesciati e spesso con poca riconoscenza (la nuova legge Melandri sui diritti tv, necessaria per il mancato accordo fra i “beneficiari”, che riconosce una piccola percentuale dei diritti in favore delle società sportive di base, è stata etichettata nei peggiori modi…e qui la relazione si capisce molto bene!.
E’ un problema di soldi, certo. Lo Stato assicura 450 milioni di euro all’anno per lo sport. Pochi, pochissimi in confronto degli altri paesi europei. Vanno al Coni, che li gestisce come meglio crede (secondo una legge del ’42), ma sul territorio non arrivano neppure le briciole. La Regione Liguria ne mette 2 di milioni, giusto forse per mantenere attivo quel capitolo di bilancio (la Regione Sardegna, ad esempio, ne investe 26!. I bilanci di Provincia e Comune li conosciamo bene.
Ma non è solo un problema di soldi, credimi. E’ un problema di “politiche”, di progetti che sappiano guardare in avanti, di voglia di costruire un sistema sportivo che metta al centro il cittadino e non più il campione, il presidente, lo sponsor, la tv. E’ un problema di conoscenza di un mondo (e di una grossa fetta di comunità) che viene ritenuto sempre secondario, comprimario, di poca importanza. Salvo poi trovarsi di fronte alle emergenze. Un approccio nuovo, diverso, innovativo saprebbe, ti assicuro, garantire un diritto all’ultimo dei cittadini come alla Termocarispe o allo Spezia Calcio.
C’è qualcuno, in questa città come in tutte le altre del nostro “bel paese”, che sa quanti sono i cittadini che praticano sport? Dove lo fanno, cosa fanno? Cosa chiedono? Quali sono le loro esigenze, quale utilità il loro operato può avere per la nostra comunità? Come utilizzano gli impianti pubblici? Di quali avrebbero bisogno? Come vorrebbero che fossero realizzati?
E’ emblematico l’intervento del consigliere comunale Guerri, in risposta al tuo editoriale, quando dice che nei prossimi giorni la Commissione che presiede incontrerà l’assessore allo sport, il Presidente del Coni e le federazioni sportive. Questo significa che la Commissione parlerà con circa il 30% dei cittadini spezzini che, a vario titolo, praticano sport nella nostra città (organizzato o no). E il rimanente 70%?
Chiudo qua, sperando di essere utile ad una riflessione collettiva. A mia memoria, è la prima volta che in città ci sono le condizioni per aprire un dibattito sullo sport con un approccio diverso, sicuramente più utile e costruttivo. Tu e CDS rischiate di passare alla storia…
Un caro saluto.
Alessandro Ribolini - Presidente Uisp Liguria


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